Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori”: quasi tutti, almeno una volta nella vita, hanno sentito questo verso, il primo del capolavoro di Ludovico Ariosto, l’Orlando furioso. Questo poema, in assoluto, dopo la Divina Commedia, il più conosciuto tra quelli composti in lingua italiana, è l’oggetto della nuova fatica del professor Riccardo Moratti, già cimentatosi nelle tre cantiche di Dante Alighieri. Il prof. Moratti, che insegna al triennio del Liceo Scientifico nella nostra scuola, ha presentato l’opera dell’Ariosto venerdì 19 gennaio, in occasione degli eventi del “mese di don Bosco”, nell’auditorium, per l’occasione gremito di gente. L’Orlando furioso, di dimensioni colossali, essendo lungo oltre il doppio della Divina Commedia, nato come continuazione (ora diremmo “sequel”) dell’Orlando Innamorato di Boiardo, è un’opera che sa coniugare, nei suoi 46 canti, l’amore con la guerra e la fantasia con la cruda realtà. E’ un testo ironico, divertente e al contempo violento e mesto, in alcune circostanze. Per mettere in luce ciò Moratti ha scelto di alternare momenti di lettura ad altri di commento e di rappresentazione delle scene, con la finalità, sicuramente riuscita, di creare uno spettacolo appetibile anche a coloro che più non rammentavano le ottave del poeta ferrarese. Tra i personaggi più cari al professore, ben più dell’irato protagonista o della sfuggente Angelica, spicca Astolfo, paladino di Carlo Magno e autore di imprese memorabili, tra le quali la più nota è quella di esser giunto, una volta domato il celebre ippogrifo, sulla Luna, trovando su di essa tutto ciò che sulla terra è stato perduto, tra cui proprio il senno di Orlando, prontamente restituito poi al legittimo proprietario. Astolfo, nella sua naturale stravaganza, è, come ha spiegato il prof. Moratti, l’unico personaggio realmente genuino del poema, il solo a realizzare i propri sogni senza cadere in facili ed ingannevoli egoismi. Altra figura centrale dell’opera del poeta degli Estensi è Angelica, meravigliosa e capricciosa principessa del Catai, da molti bramata e cercata nelle sue innumerevoli fughe. A causa sua, e principalmente del suo amore per il fante saraceno Medoro, l’eroe Orlando cade nella sua famigerata pazzia. Segno che la distingue, oltre alla sua straordinaria bellezza, è un anello che le permette di rendersi invisibile, come, nella mitologia, è capitato al pastore Gige. L’insegnante ha concluso la serata declamando non poche ottave di sua composizione, scritte sul modello di quelle dell’Ariosto, mediante le quali ha voluto ringraziare il folto pubblico presente, il maestro Gabriele Bazzi Berneri, autore delle musiche, e la celebre disegnatrice Grazia Nidasio, già creatrice del personaggio di Stefi e realizzatrice dei disegni che hanno accompagnato Moratti e gli spettatori nel corso della serata. In realtà tutti i ringraziamenti vanno, oltre che al poeta nativo di Reggio Emilia, all’inesauribile professor Moratti, nell’attesa di gustarci I promessi sposi, sua ultima fatica e prossima ad esser portata nei teatri del territorio.

Lorenzo

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