Cecilia De Bernardi, alunna di Quinta Classico, ha conquistato il primo posto nell’Agòn Polymathéias, gara nazionale di traduzione dal greco antico organizzata da diversi anni dal Liceo “Paolo Sarpi” di Bergamo.

Cecilia ha sbaragliato una agguerrita concorrenza che vedeva confrontarsi i migliori classicisti del nord Italia. Le abbiamo chiesto che significato abbiano avuto per la sua formazione gli studi classici, ora che è ormai prossima alla conclusione del suo percorso di studi. Ecco cosa ci ha detto.

<<In questi cinque anni spesso qualcuno mi ha chiesto che tipo di scuola facessi e come mai avessi scelto di frequentare il liceo classico. Ad essere sincera, quando decisi il percorso di studi da intraprendere, ero piuttosto incerta: mi piacevano sì le materie umanistiche, ma mi interessavano anche quelle scientifiche. A giocare un ruolo determinante nella scelta credo sia stata la mia curiosità per i miti greci, in particolare per le storie di duelli, di viaggi e di avventure dell’Iliade e dell’Odissea, che fin da piccola mi affascinavano. Tuttavia, più importante del perché io abbia optato per il classico è il fatto che io sia sempre più convinta di aver compiuto la scelta migliore, la più affine ai miei interessi. Man mano che mi avvicino alla conclusione del mio percorso, si rafforza in me la consapevolezza che il principale merito del classico sia quello di insegnare a ragionare, di allenare la mente. Non a caso il termine “ginnasio” in greco significa proprio “palestra”. La traduzione dal greco e dal latino è l’attività più impegnativa, ma secondo me è anche la più coinvolgente. Esercita la logica poiché tradurre significa risolvere problemi, sia riconoscendo le regole grammaticali sia formulando ipotesi e tenendosi pronti semmai a ricominciare da capo per trovare altre soluzioni. Scrive Massimo Gramellini: “Latino e greco sono codici a chiave, che si aprono soltanto con il ragionamento e un’organizzazione strutturata del pensiero. Insegnano a chiedersi il perché delle cose. Chi impara a districarsi fra Tacito e Platone assimila una tecnica che potrà applicare a qualunque ramo del sapere e della vita“. La traduzione non è, però, l’unico aspetto dello studio delle lingue antiche: la lettura delle opere classiche, oltre ad essere appassionante, ci aiuta a riflettere su problematiche della realtà che, a dispetto del passare dei secoli, conservano la propria attualità senza venire scalfite dal trascorrere del tempo. La cultura, come aveva intuito Aristotele, è “ornamento nella buona sorte” e “rifugio nell’avversa“: essa ci dona una sensibilità che porta ad andare al di là della mera superficie degli eventi, insegnandoci inoltre a relativizzare e affrontare le difficoltà. La nostra cultura, d’altra parte, affonda le proprie radici nel pensiero classico; per citare una frase di Bernardo di Chartres, a mio parere molto significativa in proposito, “noi siamo come nani sulle spalle di giganti, cosicché possiamo vedere più cose di loro e più lontane“. Il liceo classico consente di appropriarsi del meglio della nostra storia per affrontare il presente e prepararsi al futuro con gli strumenti utili, così da vivere la complessa realtà attuale da protagonisti, eredi consapevoli di una cultura che ci rende liberi e capaci di sviluppare un pensiero critico; una cultura che, indipendentemente dalle future scelte di studio e lavorative, farà sempre parte di noi, un arricchimento personale che nessuno potrà mai toglierci>>.

Cecilia 

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