Ecco l’articolo, pubblicato oggi sul Popolo Cattolico, sui ritiri di Avvento delle classi della Scuola Superiore.

Anche quest’anno per i ragazzi della Scuola Superiore l’Avvento si apre carico di attese: c’è chi aspetta trepidante la fine del trimestre, chi sogna le agognate vacanze natalizie, chi attende l’esito di un importante esame clinico, chi desidera come non mai la pace in casa… sogni, desideri e speranze che i ragazzi, durante alcune giornate di ritiro spirituale in preparazione al S. Natale, hanno avuto modo di consegnare a Colui che dei desideri è il Creatore. Sì, perché evidentemente, se è vero che siamo creati ad «immagine e somiglianza» di Dio, non sarà bizzarro pensare che il Suo Cuore funzioni un po’ come il nostro, che cerca, spera, soffre e ama. Ma cosa cerca, chi ama, perché (o per chi) soffre il Cuore di Dio? La Chiesa ci insegna che l’Incarnazione del Figlio è uno dei «misteri della fede», cioè qualcosa che non sarà mai a completa disposizione della nostra comprensione. Una cosa, però, appare chiarissima e sorprendente: Dio è venuto a cercare proprio me e desidera stare con me. Questo è l’oggetto del desiderio di Dio, ed anche il motivo del Suo patire… Lontani per una giornata – comunque nutrita da un gioioso clima di famiglia – dagli stordimenti delle fatue luminarie dei centri storici e dal chiasso dei centri commerciali, i ragazzi sono stati accompagnati nel riscoprire ed apprezzare la straordinarietà della Festa del S. Natale, attesa dalla Chiesa come rinnovata attestazione dell’amore del Padre, considerata dal mondo per il consumo generato e il profitto procurato. The impossible (Spagna, 2012) è stato il film-documentario che ha guidato la riflessione: all’interno della cornice del tremendo tsunami che nel 26 dicembre 2004 colpì le coste thailandesi, un padre si pone alla ricerca disperata ma ostinata della moglie e dei figli che la catastrofe gli aveva strappato. L’unico suo movente è il desiderio di un abbraccio senza fine, rappresentazione plastica del suo incalcolabile affetto per la sua famiglia. Seppur estremamente realistica e toccante, questa rimane un’immagine ancora molto pallida dell’infinita ansia di ricerca di Dio nei confronti dell’uomo, a vantaggio del quale Egli dà inizio alla Sua avventura terrena. Ciò che per Henry, il padre di cui si narra la vicenda, costituiva un’impresa folle – per non dire impossibile – è invece possibile e attuato da Dio stesso, che da infinito si fa finito affinché noi possiamo partecipare dell’infinità del Suo amore. Lui attende; e noi… Lo attendiamo?

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