Anche quest’anno abbiamo optato per Palermo come meta del viaggio di istruzione e, a giudicare dall’esito del viaggio, posso affermare che è stata un’ottima scelta. Infatti, dentro di me sorge spontanea una domanda e mi chiedo: “Che cosa di questo viaggio ricorderò anche tra un anno, tra cinque, persino fra venti, quando magari ci ritroveremo per una pizza tutti assieme?” E la risposta (non me ne voglia di certo il professore di arte) non la troverò nella raffinatezza dei mosaici dorati della Cappella palatina, nell’eleganza dei bianchissimi stucchi del Serpotta e nemmeno nell’assoluta maestosità del Dio Pantocratore di Monreale. Mi ricorderò del piacere dei raggi del sole sulla pelle, estranei a noi che eravamo partiti da una Bergamo grigia, quando ancora la luce era poca. Mi ricorderò precisamente del tragitto dall’albergo al parco, dal parco ai Quattro Canti e da lì a sinistra verso il Teatro Massimo oppure a destra verso la Fontana delle Vergogne. Mi ricorderò di quella particolare sfumatura di beige che la maggior parte degli edifici aveva naturalmente e della cordialità quasi servizievole dei negozianti. Mi ricorderò del piacere di stendersi sul letto nel tardo pomeriggio, dopo aver camminato per ore ed essere finalmente tornati in albergo. Mi ricorderò di quei momenti di non trascurabile felicità passati su un balcone ad ammirare il panorama che la bella Palermo offriva a tutti noi.

Riccardo

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