Fare teatro a scuola. Lo fanno tutti, probabilmente, o quasi. Forse un po’ meno nella scuola superiore. Gli scopi di questa attività? Moltissimi, tutti decisamente importanti. Per esempio: suscitare delle passioni negli adolescenti. E, di questi tempi, avere degli adolescenti appassionati di qualcosa non è per nulla trascurabile. Per esempio: abituare i ragazzi a lavorare in gruppo, con attenzione per gli altri. Se devo sostenere una parte, il mio personaggio sicuramente avrà da interagire con altri. Automaticamente, senza quasi accorgersene, i ragazzi si ritroveranno a fare attenzione l’uno all’altro e saranno portati alla collaborazione reciproca. Per esempio: educare al senso di responsabilità. Posso avere un piccolo ruolo, ma in realtà sono una tessera di un mosaico complesso. Se manco, o semplicemente se lavoro male nel mio ruolo, mando in malora tutto il collettivo… Il Gruppo Teatro delle Superiori dell’Istituto Salesiano Don Bosco di Treviglio esiste ormai da oltre una dozzina d’anni e ha prodotto spettacoli decisamente pregevoli. Questo perché da sempre si è puntato sul far nascere una vera e propria compagnia teatrale, in cui i ragazzi siano i veri protagonisti della realizzazione scenica: non solo attori, ma scenografi, costumisti, tecnici audio e luci, ecc. Il risultato spesso ha sorpreso gli stessi protagonisti: ne viene fuori uno spettacolo divertente, decisamente diverso da quello che ci si aspetterebbe da una “recita scolastica”. Errore, errore! Chiunque appartiene al Gruppo Teatro risponderà orgogliosamente che non sta facendo una “recita scolastica”. La riprova? Tutti quelli che capitano più o meno “per caso” si divertono un sacco, anche se non hanno nulla a che fare con quelli della compagnia. È successo e si spera succederà ancora! Sì, perché gli spettacoli sono divertenti. Molto divertenti, nonostante si tratti di testi impegnativi. Ad esempio, nel corso degli anni, per ben due volte è stato messo in scena Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. E quest’anno? Quest’anno l’autore della commedia (La vendetta di Rossini) ha voluto prendere spunto dal libretto di un’opera  di Rossini che definire poco conosciuta è poco: Matilde di Shabran. Se vi dice qualcosa vuol dire che siete ben più che appassionati di musica lirica. Siete dei veri fanatici! Però il soggetto è divertente e i nostri ragazzi ci si sono buttati a capofitto. Solo che la trama originaria è stata stravolta non poco e forse il grande operista di Pesaro non avrà gradito…  Dunque: c’è un duca crudelissimo e per giunta misogino che si trova alle prese con un poeta spiantato che sta cercando un signore cui mettersi a servizio. L’incomprensione tra i due è totale, tanto che per l’artista si mette male, finché arriva una giovane nobildonna che tenta l’impossibile: sciogliere il cuore al duro e insensibile duca. Ci riuscirà? E riuscirà a prevalere su una terribile rivale pronta a tutto pur di essere l’unica pretendente del misogino signore? Come andrà a finire? Eh no! Non possiamo svelare il finale: bisogna venire a vedere lo spettacolo. Rossini permettendo. Ed ora la parola ai protagonisti: gli studenti! Chiediamo un’impressione a Camilla. <<Ho cominciato a frequentare il gruppo teatro in prima, adesso è il quarto anno che vi partecipo. All’inizio non ero molto convinta di entrarci e la motivazione principale era stata quella di superare la timidezza. A dire il vero, però, mi è piaciuto da subito; in particolare ho apprezzato il fatto che ci sono ragazzi di tutti e cinque gli anni, e i più grandi insegnano ai più piccoli. Tra l’altro credo che il momento migliore di tutti sia quando il sipario è ancora abbassato e gli spettatori chiacchierano in attesa dell’inizio. Per il resto è tutto risate e amicizie … Davvero, la mia migliore esperienza di questi anni!>>. <<Non è affatto facile esprimere in poche righe cosa sia per me il teatro: è lo spettacolo finale, le risate del pubblico, la gioia una volta ricevuti gli applausi al termine della performance, ma anche l’ansia palpabile al momento di andare in scena e il terrore di non ricordarsi più le battute. Credo, però, che il teatro sia soprattutto un’occasione di condivisione, una possibilità di intrecciare legami con ragazzi più grandi e più piccoli accomunati dalla stessa passione>> così risponde Lorenzo alle nostre domande. <<Io credo invece – interviene Riccardo – che il grande pregio della recitazione sia aiutare il pubblico a sviluppare l’empatia, una qualità che conta sempre meno e vale sempre di più>>. Con semplicità Chiara sottolinea che <<anche una breve parte nella commedia ha raggiunto il suo obiettivo, se è in grado di suscitare una risata negli altri>>. Anche Alessandro mette in evidenza la genuinità che sta alla base di questa esperienza: <<Senza troppe motivazioni profonde o retroscena struggenti, devo dire che, alla fine, rimane questa la vera motivazione a tutto, la semplicità sta alla base>>.

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