Venerdì 2 marzo noi ragazzi di terza abbiamo trascorso una giornata di ritiro per prepararci alla Santa Pasqua. Destinazione: comunità Shalom a Palazzolo sull’Oglio. Effettivamente la meta aveva lasciato tutti un po’ perplessi: non è facile pensare di andare a visitare un luogo in cui si combattono le dipendenze senza provare un po’ di preoccupazione. Nonostante ciò, carichi di curiosità, sotto la neve che scendeva a grandi fiocchi, ci siamo messi in viaggio. Accolti da un graditissimo bicchiere di tè caldo, siamo entrati nella sala principale, dove abbiamo ascoltato uno dei responsabili della struttura e la testimonianza di alcuni ragazzi della comunità, poco più grandi di noi, che stanno combattendo per ricostruire quella vita che si sono visti cadere in pezzi. Abbiamo avuto l’opportunità di conoscere altre storie anche durante l’ora di pranzo, condividendo il tavolo con alcuni ragazzi, per poi spostarci ancora nella sala principale il pomeriggio, dove, animati dai giovani della Shalom, abbiamo ballato e cantato trasformando in un gioioso momento il timore che provavamo all’inizio. E poi, riordinata la sala, abbiamo partecipato alla Messa. Ci siamo sentiti ancora più coinvolti grazie ai giovani della comunità che cantavano con entusiasmo e pronunciavano le preghiere prima con il cuore che con la bocca, trasmettendo una gioia che non poteva lasciare indifferenti. I loro occhi brillavano: occhi che, in passato, avevano pianto, avevano visto distrutta la propria vita, ora emanavano così tanto calore da scaldare il freddo ambiente in cui stavamo. È stato incredibile vedere come così tante persone con così tante storie, tutte diverse ma anche così simili tra loro, apparissero felici. Felici di vivere, di essere lì, di essersi salvati dal male che si erano costruiti intorno, a cui rispondono ballando, cantando, sorridendo e pregando. La neve che si vedeva scendere piano fuori dalle finestre, i canti, gli splendidi affreschi sulle pareti della sala: sembrava quasi di essere immersi in un luogo magico. Poi è arrivato il momento del saluto: i ragazzi ci hanno accompagnato verso l’uscita con un canto di arrivederci. Chiusa la porta, silenzio, solo il rumore della neve che, lieve, si appoggiava al suolo. È stata un’esperienza veramente particolare: il dolore, attraverso il sacrificio, la dedizione e la preghiera, viene trasformato in gioia, in questa “parentesi di mondo” che abbiamo avuto l’opportunità, ma soprattutto la fortuna, di visitare.

Viola

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