Anche quest’anno don Alessandro ha regalato a noi ragazzi di Quinta liceo classico e scientifico la possibilità di vivere il ritiro di fine anno scolastico tra i suggestivi colli bolognesi e i sentieri immersi nella natura del Parco Regionale Storico di Monte Sole. Non si tratta di un semplice parco compreso fra i fiumi Reno e Setta; questo luogo fu scenario del tremendo eccidio effettuato dai militi nazi-fascisti nel 1944. Leggere e studiare la crudeltà della Seconda Guerra Mondiale sui libri è una cosa, ma posso assicurare che ascoltare le testimonianze mentre camminavamo sui sentieri, toccavamo le poche pietre rimaste di case e chiese distrutte dai bombardamenti e leggevamo l’elenco dei nomi di tutti gli innocenti uccisi, è tutta un’altra questione. Ogni singola parola, ogni singola scena quella mattina è risuonata forte nel completo silenzio del mio cuore, ormai sempre più raggelato davanti alle immagini di quello che migliaia e migliaia di uomini sono stati costretti a subire solo qualche decennio fa. Tanti sono stati i pensieri e le riflessioni e, ancora profondamente scossi da quello che avevamo vissuto, dopo una breve, ma silenziosa discesa tra i boschi, abbiamo raggiunto la casa dove avremmo trascorso la notte; dopo esserci divisi in gruppi di lavoro, ci siamo messi all’opera: chi a tagliare la legna, chi a sistemare le camere e la sala da pranzo, chi a giocare a calcio e chi tra pentole e fornelli per tentare di preparare una succulenta cena ai compagni. Sceso il buio, poi, non poteva certamente mancare il tradizionale falò di mezzanotte con chitarra, musica e marshmallow. Ogni volta è sempre più sorprendente vivere ed essere protagonisti di queste emozioni. Vedere ancora tanti ragazzi che sanno divertirsi con “poco”, che cantano a squarciagola le canzoni di Ligabue, tutti attorno al fuoco, mi riempie il cuore di gioia. Il giorno successivo dopo le confessioni, la messa e uno stratosferico pranzo a base di piatti tipici bolognesi in una trattoria locale, abbiamo intrapreso la via del ritorno verso casa. Quando ancora adesso ripenso a quei due giorni, tante e contrastanti sono le sensazioni, ma quello che ho imparato ed in me è rimasto di quell’esperienza è senza dubbio la necessità di vivere a pieno ogni singolo istante che ci è donato, anche e soprattutto in rispetto di coloro che sono venuti prima di noi e che per noi hanno lottato, combattuto e sofferto fino al sacrificio della vita.

Valentina

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