Il musicista Paolo Camporesi, studente presso il Conservatorio G. Verdi di Milano, concertista e vincitore di alcuni concorsi nazionali ed internazionali, ha mostrato a noi allievi, che abbiamo partecipato al workshop, uno strumento per molti insolito, singolare e allo stesso tempo affascinante e persino sensuale: la fisarmonica.

In un primo momento di presentazione, in cui il fisarmonicista Paolo ha voluto conoscere ciascuno di noi e le motivazioni che ci hanno spinti ad incontrarlo, abbiamo scoperto di averne alcune in comune: la curiosità e la passione per la musica. Si è dunque subito creata un’atmosfera vivace e ci siamo posti con piacevole interesse all’ascolto sia delle parole di Paolo che delle note del suo strumento. Così come lo strumento in sé è dotato di una forte originalità, anche la sua storia, caratterizzata da particolari avvenimenti politici, non è da meno: dal mito relativo alla sua recente invenzione, tutt’oggi contesa tra Austria ed Italia, alla scelta da parte di alcuni regimi politici europei di rendere la fisarmonica lo strumento rappresentativo del paese. A seguire, una spiegazione sulle diverse tipologie di fisarmonica esistenti, quella a bottoni, a pianoforte e il bandoneon, la loro complessa struttura interna ed il loro funzionamento, sia a bassi sciolti che standard. Ciò che più ha sbalordito è come uno strumento così compatto possa riprodurre una vastissima gamma di suoni e timbri: insomma, una piccola orchestra portatile. E come un’orchestra è adatta per affrontare qualsiasi genere musicale, anche la fisarmonica si è dimostrata ricca di strabilianti potenzialità: Paolo in primo luogo ha suonato per noi il genere che si è soliti attribuire ingenuamente a questo strumento, un valzer francese di tradizione popolare; subito dopo ha demolito il mito dello “strumento d’altri tempi” eseguendo una ciarda di V. Monti e tre tanghi del compositore argentino e riformatore del tango Astor Piazzolla (“Oblivion”, “Libertango” e “l’Inverno” tratto dalle “Quattro Stagioni”), genere in cui la fisarmonica regna sovrana. Infine musica da film (colonna sonora tratta dal film “il Postino” di M. Troisi), brani di musica barocca (quali una sonata di anonimo del XVIII sec e la ciaccona in Fa minore di J. Pachelbel) e contemporanea; il tutto illustrando le principali tecniche applicabili allo strumento. Ma lo strumento musicale “va oltre l’apparenza”, non si ferma alla pura emissione di suoni: il suo vero compito è la trasmissione di un messaggio e di una emozione. Questo è il concetto che ha dominato il workshop e che allo stesso tempo riassume il compito universale della Musica: lo stesso Nietzsche sostiene che “senza la musica la vita sarebbe un errore”. Per tale motivo, grazie anche alle nostre domande, che hanno costituito il filo conduttore del corso, sono nati interessanti argomenti riguardanti la Bellezza dell’Arte: ciò che Paolo ci ha raccomandato è di riuscire, attraverso la nostra crescita culturale, a riconoscere la vera Arte, lasciando che la curiosità e lo stupore ci spingano alla conoscenza.

Martina

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